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Critical texts

Maestra nel colore e nella luce, attraverso larghe bande astratte di vellutato colore conferisce alla superficie pittorica una inquadratura paesaggistica sempre diversa affidando volume ed espressività che sono, poi, il segno distintivo della sua opera. Attraverso accordi cromatici di grande fascino si inquadrano le città interpretate dalla mente dell‟artista con elaborazione elegante, di non immediata riconoscibilità, con un risultato estremamente suggestivo che vibra di entusiasmo.Le cromie utilizzate fatte di colori primari e non solo, sempre vivaci e brillanti, esprimono una solarità e positività comeun‟esplosione di colore che parte da un punto per propagarsi edespandersi nel resto della tela senza mai mescolarsi completamente, come un continuo corteggiamento che non conclude realmente.Donatella Violi lusinga la sua arte con ricerche sempre nuove, innamorata di essa si lascia gestire dalla sua passione riuscendo con fatica a gestire i toni,i segni e la corposità grumosa della sua pittura.Liberamente l‟artista si libra sulla superficie che non è mai sufficiente a gestire gli impulsi, realmente svincolata solo su dimensioni infinite in cui dire delle proprie esperienze ed emozioni di un viaggio.Un senso di grandiosità e robustezza è l‟impatto visivo primordiale; maestose per grandezza, le opere della Violi sono capolavori ricolmi di splendente fluidità e introducono l‟osservatore in una incantevole atmosfera trasognata, destinati a lasciare un segno tangibile e durevole nella contemporaneità artistica.

Anna Soricaro

 

 

Donatella Violi artista viaggiatrice tra incanto e realtà Il tema affascinante del viaggio è sempre presente nella vita e nelle opere di Donatella Violi ,come viaggio interiore, come percorso autobiografico: la nascita ad Ovada in Piemonte ,l’infanzia a Milano ,la giovinezza a Reggio Emilia e , a seguire, l’immersione in realtà geografiche così diverse tra loro ,l’ Amazzonia ,la Turchia, la Scozia, l’ America ..Ogni viaggio si trasforma in un percorso intimo di suoni ,immagini ,emozioni ,un diario “di bordo” che ella annota puntigliosamente sulle tele, saturandole di colori intensi ,”graffiati” da un segno forte e incisivo. Ripercorrendo il suo cammino artistico la prima tappa è a Milano ,dove, l ‘apparente casualità del destino, la porta nello studio di un pittore francese di paesaggi , nel contempo le si presenta l’opportunità di sfogliare alcune riviste d’arte .La sua mente curiosa di bambina ha la rivelazione di un nuovo mondo ,un nuovo linguaggio ,che le permetterà di dialogare con la realtà esterna ,nonostante i continui spostamenti e cambi di residenza. Nasce fin d’ allora un rapporto esclusivo con la pittura,che l’accompagnerà tutta la vita. Approdata a Reggio Emilia intensifica le frequentazioni artistiche e l’altra tappa importante è la conoscenza di Omero Ettorre ,pittore informale ,che le fa assaporare la gioia della pittura libera dagli schemi figurativi ,completamente destrutturata.Segue poi la stagione dei grandi viaggi ,il Venezuela ,l’Amazzonia ;l’impatto con la particolare con dizione di luce del Sud America consentono a Donatella un passo ulteriore verso la conquista del colore, quale espressione dei sentimenti provati alla vista dei grandi spazi amazzonici .Il bombardamento ottico del verde intenso della vegetazione , dell’azzurro del rosso denso dei fiumi ,vengono registrati su tele di grandi dimensioni ,che consentono all’artista di sfogare le proprie emozioni attraverso macchie cromatiche non tracciate alla brava , ma architettonicamente strutturate in modo da formare tanti tasselli colorati ,che formano l’incastellatura di un paesaggio.Le sue opere saranno spesso caratterizzate da questo “puzzle” di ampie zone cromatiche ,una sorta di collage di pagine di un diario della memoria ,che spazia nei vasti orizzonti esotici ,ricordando la poetica di Gauguin ,inquieto artista viaggiatore alla ricerca di un paradiso perduto nelle isole dell’Oceania. Nel contempo affina le proprie tecniche espressive, frequentando corsi di grafica e di incisione : il segno saldamente strutturato e il gesto che libera il colore-emozione sulla tela sono componenti fondamentali per la sua arte. Dagli anni Ottanta inizia pure la sua attività espositiva ,dal segreto delle stanze interiori il messaggio pittorico si rivela al pubblico ,che rimane affascinato ed attratto dagli itinerari spesso misteriosi e incantati che l’autrice propone.A questo punto non poteva mancare il tema del viaggio letterario, per completare il percorso umano ed artistico di Donatella. Un altro incontro ,non casuale , con un altro inquieto viaggiatore , l’architetto Alberto Artioli, ammaliato da mondi ancora poco conosciuti,da realtà incontaminate, segna una svolta importante nella sua arte. Insieme decidono di rivisitare l’opera di un altro grande viaggiatore ,lo scrittore Italo Calvino e le sue Città Invisibili .E’ un occasione stimolante che Donatella Violi coglie con entusiasmo e passione ,portandola ad una nuova “rivelazione” della luce e del colore. Le atmosfere sospese di Calvino risultano un momento creativo di stimolo ad elaborare nuove dinamiche per il suo lavoro. Le città di Calvino hanno esotici nomi di donna ,che esalano profumi d’Oriente. Isaura ,Pirra ,Despina… esse rivivono nell’opera di Donatella Violi con cromie calde ,che evocano magiche atmosfere orientali. Sullo sfondo di cieli dorati solcati dal sole o dalla luna si stagliano, come carte ritagliate e incollate , le architetture di città sospese nel vuoto,rese ancora più enigmatiche dalla assenza quasi totale dell’uomo .Quali vascelli fantasma ,sperduti nel gran mare dell’esistenza ,si offrono al nostro sguardo col loro carico di mistero e di ambivalenza visiva. Despina vista dal mare suggerisce l’immagine di un arido deserto ,mentre, vista dalla parte di un ipotetico cammelliere nel deserto, appare come una nave che naviga in un mare nero solcato da un pesce rosso. L’ambiguità della visione tra realtà e fantasia ,tra visibile e invisibile viene evidenziata dall’artista tramite un linguaggio originale ,nutrito di sperimentazioni pittoriche e di rimandi all’arte dei grandi maestri ,i fiamminghi per la loro lenticolare descrizione degli oggetti ,i grandi pittori simbolisti e visionari, dal citato Gauguin a Paul Klee, per arrivare a mio avviso alla dimensione onirica di Salvator Dalì. In effetti l’immagine di Bauci città sospesa su fili sottilissimi rievoca l’atmosfera surreale di alcuni dipinti di Dalì come l’elefante che poggia su esili zampe nel Sogno causato dal volo di un ape... Tutte le città si presentano sospese sul vuoto a significare la precarietà dell’esistenza ,la consapevolezza di essere di passaggio. Agli interventi cromatici ,già di per sé molto materici ,la Violi aggiunge materiali non pittorici :fili di rame entrano ed escono dalla tela , solcando le spoglie appese sul baratro di Ottavia , la cui vicenda poetica ha suggerito all’artista di dipingere l’intero ciclo. Pezzi di corda ,matasse ingarbugliate dialogano con la stesura pittorica in Ersilia ,la città della memoria ,dove gli abitanti lasciano un segno tangibile ,gli aggrovigliati fili della memoria appunto,qui evocati da autentici fili neri. In Zaira le persone scomparse hanno lasciato quale loro testimonianza delle frasi ,composte da minuscoli pezzettini di lettere ,inserite dall’autrice in una composizione a tasselli colorati che tambureggia lo spazio. Emblematica della sua arte sospesa tra concretezza materica ed evasione dalla realtà è l’immagine di un giocoliere in equilibrio precario su una fune sopra le case di Pirra. Le città invisibili interpretate da Donatella Violi rievocano pensieri di viaggi verso un altrove ,senza confini geografici,prefigurano luoghi mentali di passaggi e di esperienze vissute, ma ricordano anche le abitudini del passato di corredare i viaggi con fotografie o souvenir,realizzando una sorta di minuscolo,suggestivo “museo portatile”, pagine strappate all’inesorabile scorrere del tempo.

Aurora Marzi

 

 

 

Dando prova di grande sensibilità, l'artista interpreta con forza delicatezza e suggestione, le "città invisibili" di Italo Calvino. Un'espressione artistica che si riflette sulla narrazione, anzi sulla metanarrazione. Un viaggio tra gli uomini, la forma, le architetture e le relazioni tra la gente. Una descrizione minuziosa e dettagliata di ciò che gli altri non vedono. Immagini contenenti anacronismi con elementi del mondo contemporaneo che raccontano il rapporto tra straniero e terra in cui si trova. Questo linguaggio senza tempo ci porta ad una riflessione attualizzata sulla storia e sulla società contemporanea. Città inesistenti che vivono attraverso il segno artistico tra neorealismo e postmodernismo, quasi un contraddittorio, che guarda oltre il visibile come diceva P. Klee. Oltre alle bellissime trasposizioni in musica, cinematografia e alcune in chiave grafico-pittoriche, oggi si aggiunge questa interessantissima poetica e spiccatamente pittorica di Donatella Violi.

Costantino Piazza

 

I colori sono negli occhi, il mondo fuori è bianco e nero.

Pagine bianche, tele, fogli, foglie. Eccomi a casa, nel bosco, fra luci d'alba, rossi d'autunno che non cedono all'inverno, e gialli e verdi di primavere che non declinano in estati assolate. Il sole è negli occhi, e nel cuore porto raggi che hanno perso la rotta, sono finiti a scaldare un gelo che scava la sua altitudine in un riflesso dello specchio. Io che mi pettino, e i luoghi sono nodi dei capelli, che scivolano come vie, a volte periferie, a volte città che nuotano in cielo, e le nuvole sono scogli da cui tuffarsi. La vita è il cielo, e la terra è il cielo con l'aggiunta del rosso. La passione, e poi quella ferita, una delusione la riapre, così, come suture legate male, e il primo freddo le slega, le offende e mi faccio male. Ed è così. Così. Eccomi con gli occhi lì, a ricostruire castelli e sogni, che galleggiano in aria: perchè dentro me non esiste gravità, e la leggerezza vola, vola come rondini fra i colori. Il garrire del loro amore lo ascolta |solo, solo| chi oggi aprirà davvero il cuore.

Dario Melissano

 

 

“PER FILO E PER SOGNO”

la mostra, a Bibbiano, di Donatella Violi La mostra di pittura di Donatella Violi (a Bibbiano, fino al 23 febbraio, nella sala espositiva “L’Ottagono”) si intitola “per filo e per sogno”. Ora se “per filo e per segno” significa “con estrema precisione”, “per filo e per sogno” significherà “con qualche trasgressione”. Questa trasgressione è poi lo spazio aperto dell’arte cioè lo spazio in cui le cose ritornano, anzi rinascono, dopo essere state smaterializzate dallo sguardo dell’artista. C’è un quadro che mi ha particolarmente colpito. Rappresenta due case, anzi due paesi, “costruiti sulla roccia”, ma uno di fronte all’altro, arrampicati su strapiombi, affacciati su abissi. Lo strapiombo sembra inaccessibile. Però c’è un filo che congiunge i due paesi. Questo filo sembra lanciato da un lato all’altro dello strapiombo come una fune sulla quale forse si potrebbe – a saperci fare – tentare la traversata. Il tema del filo mi sembra – nei quadri di Donatella – ricorrente: metafora di un limite, ma anche di un legame. Infatti non si dice soltanto: un filo d’erba, d’acqua, d’olio; un filo di perle, di trucco; maanche un filo di luce, di vento, di voce ecc. Un filo di luce indica il limite impercettibile fra la notte e il giorno; un filo di vento fra l’immobilità e il movimento; un filo di voce fra il silenzio e la parola. Un filo di speranza è quello che ci trattiene, nei momenti più difficili, dalla voglia di abbandonare tutto; un filo di sogni ci libera dalla necessità, ponendosi e ponendoci fra desiderio e destino. Ma poi si dice anche “essere legati a doppio filo” quando c’è una promessa o un accordo o un interesse comune; “dare del filo da torcere” quando non ci si arrende e ci si vuole battere fino alla fine. Come non bastasse, “fare il filo a qualcuno” significa corteggiare, “filare con qualcuno” significa, avere un flirt, amoreggiare. (Non viene dal greco filo, ma dal latino tardo filàre.) E poi c’è ancora il filo del discorso, della vita, del traguardo, del rasoio, della spada, ecc. Il filo più famoso, però, è quello di Arianna – metafora di prudenza, di scappatoia, di come si possa, in una situazione difficile, prevedere una via d’uscita.La storia è nota. Teseo deve affrontare il minotauro, ma questi vive in un labirinto: l’eroe potrebbe uccidere il mostro, ma non trovare la via del ritorno. Il filo d’Arianna – cioè il gomitolo che egli snoda dietro di sé – è quello che salva Teseo dal labirinto (certo, non salva Arianna da Teseo; ma ciò si rivela un bene perché Arianna è destinata a un dio). Il filo d’Arianna è ciò che ci permette di attraversare la nostra vita senza smarrirci. Io mi arrischierei a dire che ciò che permette a Ulisse di attraversare mari pericoli tentazioni è il filo d’Arianna del suo amore per Itaca; ciò che permette a Mosè di attraversare il deserto (cioè di guidare il suo popolo verso la terra promessa) è il filo d’Arianna della sua fede; ciò che permette a Dante di compiere il suo viaggio nell’aldilà è il senso di una missione morale, politica ecc. Il filo d’Arianna che ci permette di non perderci nel labirinto è ciò che ci lega agli altri, ma anche alle cose. E qui forse va cercato il senso dell’arte – nella scoperta che le cose non ci sono estranee – che esse non solo sono il mondo ma sono anche simboli e ci servono per esprimere le nostre emozioni.Si può concludere allora invocando la differenza fra il turista che fotografa tutto e non vede niente e l’artista che cerca fuori di sé le immagini per esprimere ciò che ha dentro di sé. Il viaggio del turista è un viaggio verso le cose. Il viaggio dell’artista è un viaggio verso di sé. Per cui, come dice Donatella, “la chiave è dentro di noi”.

Antonio Petrucci

I dipinti di Donatella Violi mi ricordano quanto affermava Chagall e cioè che sentiva nascere in sé stesso pittura ed arte quando apriva le finestre della sua camera, perché entravano l’aria color blu, l’amore ed i fiori. E tutto si mescolava confondendo sogno e realtà.

Spinta dalla sua immaginazione e dai sogni, Ella si lascia trasportare in un’atmosfera di colori e luci, che cerca di tradurre nei suoi quadri, sviluppando il tema dell’arte contemporanea in modo diversificato ed originale. Donatella opera in piena autonomia, non seguendo alcuna corrente né indicazioni od indirizzi. Ciò perché, come sosteneva guarda caso Troskij in conflitto con le direttive del potere prevalente  ” l’arte, come la scienza, non vuole ordini  ma, per la sua essenza, non li tollera.”

Da pennellate audaci e colori intensi per esprimere sensazioni, tecnica tipica del neo-espressionismo, passa all’arte moderna con caratteristiche sue proprie, descrivendo un mondo sognante, irreale, fuori dalla complessità di quello contemporaneo. 

I colori intensi, quasi note musicali, sviluppano sentimenti fantastici con un costrutto armonico, mai violento. Nella gran parte delle sue opere la natura prende il sopravvento ed in alcune pennellate vengono con forza evidenziati contrasti e luminosità che abbagliano.

La natura risvegliata dai colori accentuati dell’autunno, i costrutti su palafitte esili e traballanti sul mare e le sue città immaginarie, quasi sospese nel vuoto, sostenute nell’etere da palloni sognanti, evidenziano un mondo surreale dove l’artista sembra volersi immergere, abbandonando le tribolazioni della realtà. 

Donatella, con successi in Italia ed all’Estero, è un’artista cittadina che afferma sé stessa e la sua personalità attraverso una creatività pittorica collocata in un mondo onirico, armonico e pieno di luce.

Carlo Baldi

 

PENSIERI CROMATICI

Se l’arte è espressione ripetitiva di un pensiero, questo pensiero si esprime nelle opere pittoriche di

Donatella Violi come una equilibrata gestionalità di punti, forme e cromie, a definizione di immagini di

particolari partiture astratte che attraverso un esile “soffio di vento” sembrano portare sul piano pittorico

una diffusa sequenza cromatica diventando il tema espressivo delle sue opere.

L’uso particolare del colore, quasi sfumato, di una sottile ed esile intensità cromatica, sembra riportare il

linguaggio espressivo di Donatella Violi ad alcuni prodromi della pittura cinquecentesca veneziana di

Simone Bellini e Vittore Carpaccio, attraverso un particolare uso dei colori primari e complementari,

utilizzati in modo da presentarsi sulle opere con leggerezza cromatica quasi sfuocata, rende l’espressione

pittorica del tempo come esclusiva innovazione pittorica.

Questa relazione con la pittura classica nelle opere di Donatella Violi si estende anche all’arte moderna del

lirismo poetico informale di Tancredi Parmeggiani e Afro Basaldella anchessi artisti veneziani. Attraverso

una composizione nella quale il ritmo e il movimento prodotto dalla relazione tra cromie e forme produce

quella “assenza di peso” delle immagini che compongono le sue opere.

Le immagini sono un linguaggio molto intensivo che avvicinano le persone all’arte, le sue sono un

iconografia di un viaggio che ci fa incontrare gli artisti condividendo spesso i contenuti.

Donatella Violi nelle sue opere pittoriche sembra portarci alla partecipazione del suo viaggio di artista che si

struttura nella rappresentazione di immagini della memoria collettiva attraverso una iconografia che ci

riporta ad apprezzare la bellezza della semplicità.

Partiture cromatiche che sembrano vibrare nell’opera dei “vestiti appesi sui fili” quasi a ricordarci di un

tempo passato così caro nei nostri ricordi, ma nel contempo ci induce a guardare oltre l’immagine

complessiva per portarci in un piano quasi di astrazione del presente rivolto alla possibile realizzazione dei

nostri sogni.

Questo viaggio pittorico tra passato e futuro espresso in specifiche tematiche visive sia della memoria che

della contemporaneità sono il suo concept espressivo di una pittura che definirei di “visioni apparenti” ed è

il suo personale modo per farci avvolgere e rifletterci nei nostri desideri e sogni.

Un viaggio fra forme iconiche e forme frattali per costruire una tipologia pittorica come struttura spaziale

definita da un paradigma compositivo di forme invase da pluralità cromatiche, quasi ripetitive come per i

fiori, i palloni aerostatici, le piante, i capanni, i vestiti appesi e i fogli al vento che attraverso particolari

assemblaggi e riproduzioni trasformano il piano pittorico in specifiche storie relazionali.

Marco Aurelio, Imperatore Romano, ci ricorda che “quali sono le tue fantasie ricorrenti, tale sarà la tua

mente, perché l’anima è colorata dalle sue fantasie”. Questa anima colorata di Donatella Violi si riflette

nelle sue opere dove il tempo presente è un racconto di un tempo passato, un viaggio infinito in un tempo

futuro, raccontare il tempo futuro è essere artisti.

Un possibile futuro raccontato con forte intensità luminosa e ricordando Cèzanne, “la luce è una cosa che

non può essere riprodotta ma deve essere rappresentata attraverso un’altra cosa: il colore“.

I colori nelle espressioni pittoriche di Donatella Violi hanno la condizione di essere determinanti per il suo

racconto visivo.

È attraverso la visione delle immagini che compongono le sue opere che si deve cogliere il lato meno

visibile, quello più silenzioso, più intimo per portarci a possibili ed individuali interpretazioni fino alla

necessità di indurci a fare delle domande, questo è un valore del suo essere artista perché questa

contemporaneità si identifica in sole risposte.

La sua pittura è un mix tra fantasia e necessità di racconti, una composizione polimorfa definita attraverso

una equilibrata distribuzione di pigmenti sulle strutture cromatiche finalizzata all’organizzazione della

spazialità attraverso una gestualità plastica.

Il suo linguaggio ci induce a preservare il valore delle relazioni e strutturarle come fondamenti per il nostro

essere quotidiano e per dirci che l’arte è semplicemente esistenza.

Sergio Zanichelli

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